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La Shoah: questione di chimica

Lo scorso 27 Gennaio si è celebrato il Giorno della Memoria: in questa data del 1945 l’armata rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, a fine seconda guerra mondiale.

Dietro questa vetrina, il partito nazista giocava con la chimica effettuando gli esperimenti sulle persone deportate. Tristemente famosi sono quelli sui gemelli eseguiti da Josef Mengele, oppure quelli che prevedevano l’uso di sostanze per aumentare le prestazioni dei propri soldati durante le battaglie, come per esempio il Pervitin.

Parallelamente al progredire del partito nazista, la Germania divenne la potenza più sviluppata nella nuova chimica, ovvero quella organica, dando vita al colosso industriale IG Farben.

Quest’ultima, durante la guerra, con l’aumentare dei costi, scelse come sito di produzione principale Auschwitz, e ciò portò all’azienda un risparmio di cinque milioni di marchi, solo per gli acquartieramenti dei lavoratori e gli annessi stipendi, mentre lo sguardo dell’impresa era diretto verso il grande mercato orientale e il suo potenziale guadagno.

Il deportato che scrisse la più significativa testimonianza di ciò che fu la Shoah fu salvato dalla chimica, infatti…

Primo Levi dopo un breve periodo vissuto nel campo, venne trasferito proprio all’IG FARBEN, dopo essersi messo in mostra in alcuni test svolti da tutti i detenuti.

Questo dimostra come la chimica può salvarti la vita!!!

Di: Giovanni Fusco– 5ACM

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