Negli ultimi anni il confine tra pubblico e privato è svanito soprattutto con l’uso continuo dei social media come Instagram e TikTok. Queste piattaforme sono diventate un posto in cui le persone mostrano solo un sé idealizzato, dando vita come a una cultura della perfezione che influenza pesantemente i giovani. La tendenza dominante è quella di mostrare esclusivamente i propri successi, la giornata ideale e una vita sociale che tutti desidererebbero. I feed si riempiono di video di allenamenti fatti all’alba, di diete e di carriere impeccabili, sottolinenando una vita priva di fallimento. Quella che viene messa in mostra è la “daily routine perfetta”, una sorta di copione dove si è sempre produttivi e si raggiunge uno stato di benessere che non ha imperfezioni. Tutto viene incentrato sul risultato, spesso amplificato, togliendo così la parte del percorso che porta a quell’impeccabilità. La spinta al cambiamento e al miglioramento delle condizioni di vita di sé non è un fenomeno nuovo. Nel corso della storia, l’uomo ha sempre cercato l’evoluzione e il progresso, spinto da un desiderio di superare le difficoltà e raggiungere uno stato di benessere superiore.
Tuttavia, con la nascita di Internet e dei social media, questa ambizione si è trasformata in un’ossessione estetica e performativa. I social network hanno agito da amplificatore, rendendo il paragone con gli altri costante. La figura degli influencer e dei creator ha assunto un ruolo predominante; essi diffondono così l’idea che l’eccellenza e la bellezza siano standard minimi da raggiungere, non obiettivi a lungo termine. Questi modelli di vita, spesso irraggiungibili per la stragrande maggioranza, sono percepiti dai giovani come la norma, creando un flusso di messaggi che li spingono verso un ideale di perfezione. Il risultato di questa esposizione continua è una competizione, che influisce profondamente sui giovani.
Confrontando la loro vita quotidiana con le rappresentazioni digitali, i giovani arrivano a percepire come scontato ciò che fanno e gli obiettivi che raggiungono. Si sviluppa così un senso di inadeguatezza, poiché gli standard imposti dai social sono così elevati e irreali da essere impossibili da mantenere. Anche molti personaggi famosi, che hanno fatto carriera e che ai nostri occhi sembrano un modello di perfezione, hanno qualcosa da ridire su di essa o, addirittura, si sono reputati loro stessi come imperfetti o hanno fallito prima di raggiungerla. Un esempio è J. K. Rowling, famosa per i suoi libri su Harry Potter, che fu rifiutata ben 12 volte dagli editori e pensò di rinunciare al suo sogno, credendolo un “fallimento”, prima di raggiungere il successo con la sua saga.
Leonardo Da Vinci, per un errore di percorso, ridusse “L’ultima cena” in una macchia di colore costringendosi così a rifare nuovamente la sua opera, che al giorno d’oggi è una delle più importanti e fondamentali dell’arte. Insomma, nessuno è mai stato veramente perfetto, e chi ha raggiunto i suoi obiettivi ha dovuto affrontare degli ostacoli che non hanno reso facile il percorso. Dunque, accorgersi che gli standard che vogliamo raggiungere sono sempre più impossibili non significa che siamo noi che “non siamo capaci”, ma che sono essi ad essere irreali perché imposti dalla società tramite dei video o delle foto non reali. E’ solo questione di tempo, perché le cadute fanno parte del percorso e solo il rialzarsi ci farà raggiungere la meta.
Chiara Cherubini 3ACA
