“QUALCOSA DI LILLA” : un film che dà voce a ciò che spesso resta in silenzio

Ci sono storie che non fanno rumore, ma che esistono davvero, anche vicino a noi. Storie che spesso restano nascoste, perché chi le vive fa di tutto per non farle vedere. Una di queste è raccontata in Qualcosa di Lilla, disponibile su RaiPlay, che affronta il tema della bulimia nervosa tra i ragazzi.

A lavorare alla comunicazione social del film è stato Luciano Favino, studente dell’ITT, che ci ha raccontato il suo percorso. La sua passione per la comunicazione digitale nasce presto: già a 16 anni entra nello staff comunicazione del Foggia, un’esperienza che definisce una vera “palestra” professionale. Da lì, grazie alla curiosità per il mondo del cinema, arriva la collaborazione con una casa di produzione, iniziata come stage scolastico e diventata col tempo un ruolo stabile come responsabile IT e della comunicazione digitale. Gestire un progetto così importante mentre si è ancora studenti non è semplice, ma Luciano sottolinea quanto sia fondamentale l’organizzazione: dividere bene studio e lavoro permette di dare il massimo in entrambi gli ambiti. La sfida più grande è stata raccontare un tema delicato come la bulimia sui social. Oggi piattaforme come Instagram e TikTok tendono a premiare contenuti leggeri, rendendo difficile dare spazio ad argomenti complessi. L’obiettivo, però, non era suscitare compassione né spettacolarizzare il problema, ma mostrare la normalità delle persone che ne soffrono e trasmettere un messaggio chiaro: da queste situazioni si può uscire. Per farlo, sono stati utilizzati linguaggi vicini ai giovani, come trend ed edit, mantenendo però sempre grande attenzione alle parole, perché su temi così sensibili ogni dettaglio conta. Attraverso i contenuti social del film si è cercato di trasmettere consapevolezza: guardarlo dovrebbe essere un’esperienza coinvolgente, quasi “piacevole” nella fruizione, pur trattando un tema difficile. L’obiettivo è informare e far riflettere, magari aiutando qualcuno a riconoscere segnali di disagio in sé o negli altri.

La risposta dei coetanei online è stata significativa, soprattutto tra le ragazze, che si sono immedesimate molto nei personaggi, percependo le protagoniste quasi come amiche. Questo dimostra che il messaggio è arrivato. Proprio per questo Luciano ha voluto proporre il film al nostro giornalino scolastico: perché si tratta di un tema concreto per i giovani. Spesso a scuola si affrontano certi argomenti in modo teorico, ma senza entrarci davvero. Questo film, invece, lascia qualcosa dentro e stimola una riflessione autentica. Inoltre, dare voce a questi contenuti attraverso gli studenti significa parlare “da ragazzi a ragazzi”, in modo più diretto ed efficace. L’esperienza ha cambiato anche il suo modo di vedere questi temi: il film insegna empatia, spingendo a non fermarsi alle apparenze e a chiedersi cosa ci sia davvero dietro certi comportamenti.

Qualcosa di Lilla racconta la storia di Nicole, una ragazza di 15 anni con una vita apparentemente normale, che cambia quando incontra Luce, una compagna di classe carismatica, ma fragile. Attraverso questo rapporto, Nicole scivola lentamente in un disturbo alimentare che cresce in silenzio. È proprio questa invisibilità il punto più forte del film: mostrare quanto questi problemi possano essere nascosti e difficili da riconoscere. La bulimia nervosa colpisce circa 3 milioni di giovani, molti dei quali sono nostri coetanei, eppure se ne parla ancora troppo poco.

Per questo il film non è solo una storia, ma un invito a guardare più a fondo, dentro noi stessi e negli altri. Parlarne, condividere e rompere il silenzio è fondamentale. Anche perché riguarda la nostra generazione. E il fatto che dietro la comunicazione del progetto ci sia un ragazzo come noi dimostra che i giovani possono avere un ruolo concreto nel diffondere messaggi importanti. 

Qualcosa di Lilla non è solo un film da vedere, ma da comprendere davvero. 

Perché, a volte, il disagio più grande è proprio quello che non si vede.

Sara Casadidio – 5BCM 

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