Spesso si sente parlare dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), soprattutto in questi ultimi giorni a causa delle guerre in corso, ma non sempre ci si sofferma su cosa fa, come è nata e perché è così importante. Per questo sempre più scuole, come quella che frequentiamo noi, sono attente alla sensibilizzazione dei giovani su temi di attualità che non sempre si riescono ad affrontare in classe.
L’11 febbraio 2026 in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita dell’ONU, all’istituto Tecnico Tecnologico Allievi-Sangallo, si è svolto un incontro rivolto agli studenti delle classi quarte promosso dall’Associazione Nazionale Carristi d’Italia (ente apolitico che riunisce i carristi in congedo e in servizio dell’Esercito Italiano).
L’obiettivo di tale incontro era far conoscere l’ONU più a fondo e soprattutto far riflettere i giovani su tematiche importanti quali la guerra, la pace e l’importanza della comunicazione e dell’aiuto reciproco.
Per comprendere davvero il significato dell’ONU, dobbiamo partire dalle sue radici storiche. La sua nascita è strettamente legata alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, il conflitto più devastante della storia contemporanea. Dopo gli orrori dei totalitarismi, dell’Olocausto e delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, la comunità internazionale comprese che fosse necessario creare un’organizzazione capace di garantire la pace e prevenire nuovi conflitti globali. Per tale motivo l’ONU fu ufficialmente istituita il 24 ottobre 1945, dopo la Conferenza di San Francisco. L’unione si basa su dei principi fondamentali: l’uguaglianza tra tutti gli Stati membri; la risoluzione pacifica delle controversie; il divieto dell’uso della forza, tranne nei casi di autodifesa. Oggi ne fanno parte 193 Paesi, che collaborano per affrontare problemi globali come guerre, povertà, diritti umani, sviluppo sostenibile e crisi sanitarie. Di tutte le nazioni solo cinque possiedono il diritto di veto (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) che gli conferisce la possibilità di bloccare una risoluzione anche se tutti gli altri Stati sono favorevoli. Un solo “no” proveniente da una delle cinque nazioni basta per annullare l’emanazione di leggi o azioni internazionali
Quello che abbiamo appreso all’incontro e che abbiamo appena detto, ci porta subito a fare una riflessione… Perché nonostante tutti questi buoni propositi continuano a scatenarsi guerre? La storia dovrebbe insegnarci che bombe, ordigni, massacri, piogge di fuoco non hanno conseguenze positive anzi tutto il contrario perché comportano crisi economiche, sofferenze, inquinamento e devastazioni totali. Eppure nel 2026 sono in corso circa 50 conflitti armati.
Come abbiamo ben capito durante l’incontro, per comprendere il motivo per cui si originano le guerre dobbiamo studiare e riflettere su noi stessi, artefici di tutto. Durante il suo intervento il Prof. Luciano Lima, laureato in filosofia e pedagogia, ci ha spiegato che alla base di ogni conflitto, dal meno intenso al più grave, ci sono i sentimenti, in particolare la rabbia. Quest’ultima non è un semplice “scatto di nervi”; secondo Aristotele è un desiderio pulsante di vendetta scaturito da un’offesa ingiusta legata al senso dell’onore. Ci è stato fatto a questo proposito l’esempio della Guerra di Troia che nasce come atto di vendetta collettiva perché, a causa del rapimento di Elena, Menelao (re di Sparta e marito di Elena), accecato dall’ira, non cerca una soluzione diplomatica, ma spinge tutti i sovrani greci a unirsi a lui attraverso il Patto di Tindaro.
Ovviamente se la rabbia è un incendio improvviso, l’odio è la cenere che resta a bruciare sotto terra e,sempre secondo Aristotele, la rabbia, che può essere un impulso di vendetta acuto e passeggero che cerca lo sfogo, è seguita dall’odio che è invece un sentimento cronico che alimenta l’impulso iniziale. Perciò non solo la rabbia è causa di conflitti ma anche l’odio ne è un fattore determinante. Un esempio di guerra scaturita dall’ostilità è la Seconda guerra mondiale e quindi anche l’Olucausto. L’odio verso gli ebrei nella Germania nazista rappresenta il caso limite in cui l’ostilità viene elevata al livello nazionale magari per frustrazione, per rabbia repressa (perché gli ebrei venivano accusati ingiustamente di aver “pugnalato alla schiena” l’esercito nazionale) o per lotta d’identità (perché gli ebrei si erano ben inseriti nella comunità tedesca ricoprendo anche ruoli importanti).
Proprio a causa di questi gravi avvenimenti i capi di Stato capirono l’importanza di istituire un’organizzazione capace di garantire pace e armonia internazionale attraverso la comunicazione, l’umiltà e il senso civico, valori che si trovano alla base di ogni società per poter convivere in serenità. L’umiltà è una forma di consapevolezza, il termine significa letteralmente restare “con i piedi per terra” e questo è fondamentale in quanto si ha bisogno di immedesimarsi e affrontare le differenti situazioni con la coscienza dei propri limiti, delle conseguenze e soprattutto con la coscienza di star rispettando l’altro individuo o comunità; solo a questo punto entra in gioco il senso civico e la comunicazione che se presenti offrono sempre un buon compromesso, pace ed equilibrio.






In conclusione, l’ONU rimane un punto di riferimento fondamentale: pur con tutti i suoi limiti, rappresenta la speranza di un mondo capace di scegliere il dialogo invece della violenza e questo dà ancora oggi senso alla sua esistenza. In un contesto internazionale spesso segnato da odio, paura e rabbia, la sua esistenza ricorda che la collaborazione tra i Paesi è possibile. È uno spazio in cui le nazioni possono incontrarsi, confrontarsi e cercare soluzioni comuni, dimostrando che la parola e il confronto possono ancora essere più forti dello scontro.
Stella Stefanucci, Lucia Maccaglia, Michele Alessi, Linda Sghairi Battaglia – 4BBS
