La generazione perduta: stadi pieni, talenti vuoti

LA SFERA DI CRISTALLO DI POCHESCI: “Così il nostro calcio è finito”

Sandro Pochesci, ex allenatore della Ternana, squadra della nostra  città, anni fa aveva lanciato un allarme sul dramma del calcio italiano: l’ossessione per il business ha soffocato la meritocrazia. Questa tesi è stata predetta con forza e senza peli sulla lingua da Sandro Pochesci le cui conferenze stampa del 2017/2018 risuonano oggi come una profezia amara.

La critica di Pochesci si abbatte sul “calcio reale” italiano, soprattutto nelle categorie minori dove il sistema è malato. Il fulcro della sua critica è semplice e devastante: “In serie C non fanno giocare i più bravi, ma chi porta i soldi.” Questo conduce a una situazione in cui ci sono carriere senza talenti e talenti senza carriere. Il sistema, secondo il tecnico romano, favorisce i calciatori scelti per gli interessi economici (procuratori, sponsorizzazioni dei genitori) o per l’effetto mediatico (spesso stranieri), mentre i giovani italiani, cresciuti su campi polverosi e fangosi, vengono sistematicamente ignorati.

Pochesci sottolineava come la crisi non fosse colpa di un singolo allenatore della Nazionale, ma di chi “gestisce il calcio” e della mancanza di un sistema che valorizzi alla base. I settori giovanili sono diventati “serbatoi di stranieri”.

Il tecnico invocava un ritorno ai “principi e ai valori del calcio di strada e di provincia, criticando la paura di far debuttare gli italiani e la tendenza a importare giocatori che causa la perdita dell’identità e della “cattiveria” agonistica che un tempo caratterizzavano la nostra scuola.

L’amara conclusione di Pochesci è che, finchè la logica del ”portafoglio e pallone” prevarrà sulla meritocrazia, il calcio italiano continuerà a soffrire, con stadi pieni che assistono a un livello tecnico in declino e, soprattutto, a sogni infranti per chi non ha alle spalle un solido sostegno economico.

Giordano Onori, Leo Pantella 3BMM

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