Moto 125 più potenti al mondo

C’è stato un periodo, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei 2000, in cui il sedicesimo compleanno non era solo un traguardo anagrafico, ma il passaporto per la libertà e l’adrenalina. In quegli anni, i garage dei sedicenni ospitavano vere e proprie moto da corsa in miniatura: le 125 a due tempi. Non erano semplici mezzi di trasporto, ma capolavori di ingegneria capaci di prestazioni che oggi, nell’era dei motori a quattro tempi limitati per legge, sembrano pura fantascienza.

Il segreto di queste moto risiedeva nella semplicità e nell’efficienza del loro motore. A differenza dei motori moderni, il “2T” compie un ciclo di combustione a ogni singolo giro dell’albero motore. Questo si traduceva in una leggerezza incredibile e in una potenza specifica altissima. Mentre una 125 moderna eroga circa 15 cavalli, le regine di quegli anni arrivavano a superare i 30 cavalli, con un peso che spesso non toccava nemmeno i 120 kg. Guidarle significava imparare a gestire la “coppia”: la moto sembrava pigra ai bassi regimi, ma superata una certa soglia, l’apertura della valvola di scarico regalava una spinta improvvisa e un urlo metallico che faceva venire la pelle d’oca. Ma quali sono i modelli più iconici tra le moto 125? Prendiamone in esame qualcuna.

L’Aprilia RS è stata per anni il punto di riferimento assoluto. Derivata direttamente dalle moto che dominavano il Motomondiale, montava il leggendario motore Rotax 122 (e il precedente 123). Con una potenza di circa 34 CV, la RS vantava un telaio a doppio trave in alluminio che era un’opera d’arte per rigidità e bellezza. Era la moto per chi cercava la precisione millimetrica in curva e voleva sentirsi un vero pilota di Gran Premio.

La Cagiva Mito, disegnata da Massimo Tamburini, lo stesso genio che creò la Ducati 916, ne ricalcava le linee iconiche. La sua caratteristica più famosa era il cambio a sette marce (nelle prime versioni), studiato per mantenere il motore sempre nel suo regime ideale di potenza, circa 31 CV. Era una moto esigente e raffinata, con un forcellone monobraccio posteriore che la rendeva una delle più belle e desiderate di sempre.

Se le italiane erano “nervose” e votate alla pista, la Honda NSR offriva un approccio diverso. Con circa 28-30 CV, era meno estrema nella posizione di guida ma incredibilmente efficace. Il suo motore era noto per essere quasi indistruttibile e per un’erogazione più fluida, grazie al sistema di gestione della valvola allo scarico RC-Valve. Era la scelta di chi voleva correre forte, ma con la certezza di un’affidabilità totale.

La GFR (Gilera Futura Racing) è stata l’ultima grande sfida della casa di Arcore. Caratterizzata da un forcellone monobraccio e da un’estetica molto aggressiva, erogava circa 30 CV. Era una moto leggerissima e scattante, capace di performance velocistiche di rilievo grazie a una cura maniacale per l’aerodinamica.

Non esisteva solo la velocità su asfalto. Nel mondo dell’enduro, la KTM EXC 125 era (ed è tuttora per chi la usa in gara) la regina incontrastata. Con un peso piuma di circa 95 kg e una potenza brutale che sfiorava i 36 CV nelle versioni pronto gara, era una moto capace di arrampicarsi ovunque. La sua erogazione era pura dinamite: una rotazione del gas bastava a far decollare la ruota anteriore.

Oggi queste moto sono diventate oggetti da collezione. Le normative anti-inquinamento le hanno allontanate dai listini dei concessionari, sostituite da motori a 4 tempi più puliti e parchi nei consumi, ma decisamente meno emozionanti. Tuttavia, l’odore di miscela e il suono stridulo di un 125 a 2 tempi che entra in coppia restano scolpiti nella memoria di chi ha avuto la fortuna di cavalcare queste piccole, indimenticabili leggende.

Giulio Menghini, Edoardo Cerquetti – 3AMM

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